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Capodanno e connessi

Infuriano gli eventi pre-natalizi, post-natalizi e “in-tra-fra “ Natale e Capodanno.

Nei nostri teatri l’immancabile balletto “sulle punte” con compagnie russe, tutte griffate Bolshoi e Marinsky…

Poco importa se i lustrini sono un po’ d’antan e i tutù un po’ consunti.

E giù Schiaccianoci, Laghi dei cigni e Giselle a gogo.

Poi non ci facciamo mancare i Gospel, anche se qualche volta si ha l’impressione che tutte questi Harlem group siano un po’ raccogliticci tra i nostri immigrati recenti.

Per carità, nessuna snobberia, solo che la qualità di queste offerte non è la più sublime.

Se poi attraverso la televisione andiamo a vedere i grandi eventi all’estero non è che ci sia molto da invidiare aldilà dei grandi nomi, ovviamente.

Uno strano disagio ha procurato l’apparizione di Jonas Kaufmann all’Helen Fischer show il giorno di Natale, ci sono i dischi da vendere e ce ne faremo una ragione.

Anche alla Semperoper di Dresda il concertone aveva abbastanza l’aria aziendale, mi aspetto il Capodanno da Vienna al Konzerthaus con le colonne di tutti i colori, sempre un po’ pacchiane.

Si salva solo il grande, bellissimo concerto di Capodanno dal Musikverein: il solo, il vero concerto che abbiamo aspettato per anni anche se ora non lo vediamo più in diretta ma in differita perché la Rai ha voluto il suo evento italiano a fare concorrenza.

Io amo moltissimo il grande inimitabile concerto che ha fatto conoscere a generazioni di persone la sala dorata e infiorata dai fiori di Sanremo con tutti i giapponesi (e ora anche russi e cinesi) paganti nelle prime file, tutti rapiti dalla magia del valzer viennese.

Confessi chi non ha battuto le mani alla Radetzky March…io l’ho fatto anche con gli sportelli della macchina aperti in un bel prato innevato davanti ad una baita in montagna ed è uno dei ricordi più felici dei miei molti capodanni.

Poi sul podio si sono alternati i nomi più prestigiosi, le magiche bacchette: da Von Karajan a Bernstein, da Maazel a Mehta, cui tocca quest’anno di nuovo il grande evento.

Cambia solo, ma di poco, il programma ed è forse l’unica suspence di un avvenimento di cui sembra di sapere tutto.

Ma il grande concerto di Capodanno dal Musikverein è tutto nel suo fascino ripetitivo, io già sono in attesa col telecomando in mano.

                                                         Buon anno a tutti!!!

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Lohengrin uno e due

Articolo di  Caterina De Simone

Le mamme di una volta dicevano sempre: “I paragoni sono odiosi!” stringendo le labbra in una smorfia severa. Probabilmente è vero, però è quasi spontaneo fare un paragone fra il primo e l’ultimo, in ordine cronologico, Lohengrin dell’unico vero Cavaliere del Cigno oggi in circolazione. L’occasione è data dalla ri-trasmissione della performance monacense, datata 2009, su Sky Classica.

I tre anni fra la prise de role e la performance scaligera del 2012 hanno indubbiamente segnato un processo di maturazione importante che ha di sicuro orientato e spinto la carriera di Jonas Kaufmann (nel caso non aveste ancora capito…è lui l’unico figlio di Parsifal possibile dei nostri tempi).

Le sue due prestazioni vocali non potrebbero essere più lontane una dall’altra. Certo in mezzo sta il Lohengrin di Bayreuth, datato 2010, noto come quello “dei topi”. Ma è con la regia scaligera di Guth e la naturale evoluzione della voce che si notano i cambiamenti più radicali. La sfrontatezza vocale monacense infatti a Milano è tutta introiettata verso la fragilità dell’eroe malgré lui.

Esaminiamo il terzo atto che è il banco di prova per un tenore che affronti quel ruolo. Alla BSO la caratterizzazione del personaggio punta sulla solitudine dell’essere superiore sconfitto dalla miseria dell’animo umano. L’incredulità e la disperazione sono palpabili in chiusura del duetto della camera nuziale, e ancor più nel muto singhiozzare alla ribalta, Lohengrin accasciato sulla buca del suggeritore. Lo stesso episodio alla Scala si fa logica conclusione di una sensualità irruenta che spaventa l’Elsa “disturbata” proposta dal regista Guth. In un certo modo è come se il Cavaliere del Cigno fosse consapevole di ciò che lo aspetta. Nel Gralserzählung cantato nel teatro bavarese l’incredulità si fa evidente, non ancora metabolizzata, nello sguardo allucinato e nella mano che perentoriamente afferra quella di Elsa che vorrebbe invece farlo tacere. A Milano “In fernem Land” è invece tutto intriso di amarezza e di un dolore latente che rispecchia una accettazione passiva del ruolo di eroe che sta stretto al protagonista. Mein lieber Schwann e l’addio ad Elsa sono interpretati come risposta ad una punizione necessaria al desiderio di umanità di questo Lohengrin profondamente contemporaneo. Al contrario a Monaco prevale la dolcezza ultraterrena della creatura superiore giunta finalmente a comprendere e compatire la natura fallace dell’uomo, qui incarnata da Elsa.

Quanto di tutto questo sia da ascrivere alla mano dei registi, Jones in Baviera e Guth a Milano, non è dato di saperlo. Certo è che la caratterizzazione del personaggio non solo vocalmente ma come prova d’attore è nei due casi molto diversa, nonostante l’anello di congiunzione costituito da Anja Harteros sia presente in entrambe le occasioni. Il soprano tedesco è il logico completamento alla personalità prorompente di Jonas Kaufmann. Precisa, affidabile, mai eccessiva, in scena riesce ad imbrigliare il genio del suo partner. I due si fidano ciecamente l’uno dell’altro, i loro duetti nel repertorio italiano (non solo Lohengrin insieme) costituiscono sempre il vertice di ogni performance al quale nessuna Kristine Opolais, per citarne una, potrà mai aspirare.

Se in futuro questo Cavaliere del Cigno dovesse ripresentarsi in scena, come già sperano i parigini, saprà di certo offrire ancora un altro volto all’eroe wagneriano.

Caterina De Simone

 

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Raccontino di Natale

Sotto le feste è carino ricordare i parenti e anch’io ho fatto una telefonata particolare.

Mio cugino, anzi un cugino di mia madre, Angelo Loforese, famoso tenore degli anni sessanta ormai novantaquattrenne vive a Milano e mi pareva giusto fargli un salutino natalizio.

Mentre facevo il numero speravo comunque che non mi rispondesse qualcuno per dirmi che magari non stava molto bene per venire al telefono, invece la sua chiara e forte voce educata al canto mi ha risposto un bel:

-Pronto.

Ciao, cugino caro, ti vorrei fare gli auguri per Natale e lui carinissimo,

-Anche io pensavo a te in questi giorni, mi hai preceduto.

Scusami sai sono stata in giro per musica, a Monaco per una Manon Lescaut.

e lui in risposta:

-La mia opera preferita di Puccini, molti dicono che la migliore è Boheme, ma Manon… e qui un sospiro al ricordo.

Io per restare in tema gli dico:

-Pazzo son…e lui: Sai che a Malta una volta a metà ho avuto un applauso e ho dovuto cantarla due volte!

Poi con tranquillità mi informa che ancora dà lezioni di canto e che proprio quella sera sarebbe uscito perché ha un impegno, lo hanno fatto presidente di un concorso di canto al Rosetum, insomma ha ancora molto da fare.

Dio lo benedica , novantaquattro anni suonati!

Dopo i saluti di rito e la promessa di andarlo a trovare quando capiterò a Milano ho cercato tra i miei CD il suo intitolato Un mito della lirica e c’è proprio l’aria Pazzo son dalla Manon Lescaut.

Una incisione live…la qualità ovviamente diversa dalle incisioni di oggi, ma un brivido comunque me l’ha procurato .

Non a caso una copia di quel vecchio CD l’avevo regalato a Kaufmann al tempo del Trovatore, altro cavallo di battaglia di mio cugino.

Spero che Jonas non se lo sia perso, magari senza colpa, semplicemente perché confuso tra i troppi regalini di dolcetti, fiori e cimeli vari che gli vengono regalati dagli ammiratori all’uscita dei teatri sia caduto nel dimenticatoio.

Sono sicura che sentire quelle voci di una volta gli può solo fare bene, confermandogli quanto stranamente quella voce lontana assomigli notevolmente alla sua.

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Il mondo fluido

Se c’è una cosa bella in questo nuovo millennio è la straordinaria fluidità dell’informazione in rete. Può piacere, spaventare, irritare qualche volta, ma assolutamente non la si può fermare.

Per questo quello che è successo ieri sera a proposito di un brano cantato da Jonas Kaufmann in uno spettacolo natalizio molto pubblicizzato sulla televisione austriaca si presta a qualche riflessione e forse anche ad un pizzico di ironia.

Il brano, cantato verso le venti arriva attraverso Dropbox in contemporanea attraverso vari gruppi dedicati al cantante.

Ovviamente le persone generose condividono con gli amici di Facebook e…orrore!

Qualcuno si sente proprietario del codice di accesso e blatera: cancellate subito! Ovviamente molti non sanno neppure da dove sia arrivato il link, il dono viene salutato con grande gioia ed è tutto un ringraziamento: la rete fa festa.

Ma nonostante le rassicurazioni, i chiarimenti in tedesco c’è chi non si da pace…e riesce sadicamente a chiudere Dropbox quando diciamo così in realtà i buoi sono scappati a centinaia…

Infatti oggi del dolcissimo brano si hanno varie versioni su Youtube, più o meno lunghe. La fatidica sigla figura anche in siti, diciamo così, istituzionali e personalmente mi sono divertita a scaricarlo in due o tre modi…non si sa mai la vendetta.

Fu così che un tenerissimo canto di Natale cantato in una deliziosa chiesa austriaca in un paese di fiaba che ha una piazza che si chiama Stille Nacht cantato da un ispirato e dolcissimo tenore divenne una lotta di tipo medioevale come se la rivoluzione informatica fosse passata invano nella testa di qualche disinformata signora rimasta con la testa ai tempi del petit point e dell’uncinetto.

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Memory

Chi si fosse trovato a passare al Parkring di Vienna in una tiepida mattina di sole di metà dicembre avrebbe potuto vedere una vecchia signora col trolley e una cartina di Google in mano cercare il nome di un albergo dall’altro lato del viale.

Girando la testa verso il parco aveva rivisto con un tuffo al cuore la statua dorata di Johann Strauss tra le fronde del parco.

Molti anni prima, da ragazza, si era ricordata di essere stata fotografata con un gruppo di compagne di scuola proprio là di fronte.

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Poi il flash era passato e con gran soddisfazione aveva letto il nome del suo albergo dall’altra parte del viale, lo aveva sorpassato senza accorgersene.

Durante il giorno e poi la sera al concerto, non aveva pensato più a quella visione.

La mattina dopo però mentre chiudeva il valigino lilla delle sue trasferte musicali si era ricordata della visione del giorno prima e uscendo per andare all’aeroporto, stavolta in una nebbiolina triste più adatta al suo animo depresso per avere chiuso il suo personale calendario musicale dell’anno in corso, si era messa in mente di tornare nel parco, uno sguardo alla statua dorata, come un saluto , lo voleva proprio dare.

Ma lì davanti aveva trovato un gruppo compatto di giapponesi in posa e si era quasi vergognata.

Se ne stava andando via quando una giapponesina gentile le ha indicato l’iPad che ancora teneva in mano mimando se voleva che le facesse una foto.2

Così grazie alle gentile signorina del Sol Levante la foto è stata fatta e ora la vecchia signora può raccontare per immagini un salto di sessanta anni esatti.

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Sehnsucht

Superare lo stress di uno sciopero generale, rifare la valigia dopo una settimana, vedere Vienna solo per poche ore ( ed era bellissima con le luci di Natale) puô valere la pena?

Direi proprio di si se Jonas Kaufmann canta i meravigliosi Lieder di Strauss in quel modo sempre più incantato e perfetto con cui li ha cantati stasera.

La grande sala del Konzerthaus non ha il fascino del Musikverein ed é forse troppo grande per questo tipo di musica, ma la folla che gremiva ogni ordine di posti sicuramente rendeva necessaria questa dimensione.

Il programma vedeva nella prima parte Zwölf Gedichte di Robert Schumann, sicuramente molto impegnativi, anche vocalmente, lo si vedeva anche dalla tensione di Jonas che serrava stretti i pugni e nel suo innervosirsi, legittimo, per il concerto di tosse delle pause.

L’atmosfera è cambiata nella seconda parte: Gedicte aus “Letzte Blätter” di Richard Strauss.

Li conosco e li amo tutti, mi sembra di cantarli nell’anima e quell’incredibile mostro di bravura che è Kaufmann quando li canta aggiunge la sua magia perché’ riesce nel breve tempo di un Lied a trasmettere una perfetta atmosfera che vale un tempo lunghissimo, quasi fosse un intero romanzo.

Non posso elencarli tutti, tra quelli in programma e quelli dei generosissimi tanti Zugabe, ma come non citare perlomeno Zueignung, Nichts, Morgen , Cäecilie e il sublime Allerseelen…..effettivamente valeva la pena di fare questo blitz viennese…10687372_1125294990831009_2985506288652164724_o

Helmut Deutch è quel sublime pianista che conosciamo e la sua simbiosi con Jonas perfetta. Non si può parlare di semplice accompagnamento, è molto di più. Il loro dialogo rende lo svolgimento musicale un unicum credo raramente raggiungibile.

Su una lavagnetta all’ingresso c’era scritto che avevano provato stamani alle dieci, credo che averli potuti ascoltare sarebbe stata una preziosità rara…10417774_1125255077501667_321345245782469106_n

 

 

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Una telefonata alle tre e un quarto

Quando alle tre e un quarto un famoso giornalista e scrittore che mi onora della sua amicizia mi manda un messaggino con scritto semplicemente : Indovina chi canta Florestano stasera alla Scala? Io ho risposto con un NOOOOOOOO… guardando l’orologio, sapendo gli orari dei treni per Milano e non possedendo un jet privato ho capito che una grande tragedia stava abbattendosi sul mio capo.

Allora generosamente ho avvisato i due amici milanesi, che fortunati loro, potevano buttare a monte tutti i loro impegni, le loro vite e precipitarsi a teatro perché il miracolo (per la verità un’amica siciliana me ne aveva profetato…) il 10 lo può fare…Monaco-Milano in macchina che ci mette…10616400_10204343090469989_257782963878502613_n

Così mi perdo Florestano cantato da Jonas, in più alla Scala…

Poi cosa facciamo per le repliche future? Io ho il biglietto per Vienna alla Konzerthaus per sabato e poi, conoscendo a memoria tutto il calendario di Jonas, ha anche un San Pietroburgo dopo due giorni. Fa in tempo a tornare per le ultime repliche o il titolare guarisce in tempo?

Sono le sette e mezzo, stasera mi sento come un ragazzino a cui hanno levato un regalo bellissimo e insperato. Quando mi ricapita più una fortuna simile?

Lo scorso anno mi ero fatta venti ore di treno per le tre ore scarse di una Tosca col sostituto di lusso, proprio in questi giorni.

Una preghiera carissimo Jonas: A noi che ti amiamo così tanto mandaci un messaggino privato quando parti da casa, così c’è almeno la speranza che qualcuno ce la faccia a venirti a sentire quando canti in patrio suolo italico.

                                                Con affetto, toi toi toi…

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Monomania o felicità di condividere?

…e se tornassi ancora a parlare di questa due giorni di Monaco? Monomaniaca con note ossessive-deliranti oppure semplicemente una persona che è felice di condividere le esperienze belle della vita?

Ho finalmente scaricato dal mio telefono le tante foto del concerto di sabato 6 dicembre in chiesa e ho condiviso su Facebook il video del Cantique de Noël.

Penso che possa essere condiviso anche attraverso il blog, la voce di Kaufmann è così bella e potente che si allargava nella grande navata!

Da segnalare la foto anche se sono tutte venute male perché una antipatica fonte di luce proprio dietro il tenore impediva un minimo di messa a fuoco, nella quale lui parla con le mani a megafono davanti alla bocca, sembra davvero un ragazzino che si diverte a chiamare gli amici…

Jonas Kaufmann

Finalmente Manon Lescaut

Sembrerebbe impossibile parlare ancora di questa Manon Lescaut di Monaco arrivati all’ultima replica. L’hanno vista tutti, recensita in ogni dove. Attesa per la curiosità provocata dall’abbandono in corso d’opera da parte di Anna Netrebko e l’arrivo di Kristina Opolais che per sostituirla ha lasciato la Mimi del Met nonché per la regia che comunque il nome di Neuenfels prometteva provocatoria.

Mettiamoci che poi arrivata alla settima replica ero così impaurita che non la cantasse il mio adorato Kaufmann che ero arrivata a imbottirmi di amuleti come una Klitemnestra. Insomma ci sono arrivata tesa come una corda di violino e invece di non avere più niente da dire sull’allestimento mi sono trovata piena di stimoli e di curiosità.

Devo dire Innanzitutto che la messa in scena è molto bella, assolutamente scarna e intelligente, per niente provocatoria. C’è poi inoltre da dire che qui troviamo il Puccini wagneriano nella sua essenza totale, non tanto per la direzione di Altinoglu, in certi momenti anche un po’ troppo debordante, ma per il taglio intellettuale della regia.

Jonas Kaufmann

Jonas Kaufmann

Mentre ascoltavo l’opera mi è venuto in mente proprio questo pensiero: l’avrebbe trovata sua questa Manon, (anzi questo De Grieux, il vero protagonista) l’autore che ben sappiamo lo è stato anche del libretto, aldilà delle molte mani per cui è passato tanto da uscire anonimo? A questa domanda cerco di darmi una risposta, ahimè arbitraria e quindi tranquillamente confutabile. Io penso di si, anche se certe rarefazioni del coté fortemente sentimentale dell’opera si trascolorano in una lettura decisamente più intellettuale e distaccata che ha comunque momenti registici di grande raffinatezza e attenta lettura della partitura .

Ho apprezzato il tono elegiaco dell’aria Tra voi belle spesso interpretata come una spavalda ballata galante e l’abbandono totale di Donna non vidi mai resa magistralmente da quel rotolarsi vinto e sfinito di Des Grieux. Ho trovato geniale il soprassalto di Manon che si sveglia spaurita con la sola giacca del suo compagno e il suo Sola perduta abbandonata diventa quasi un grido di paura, come l’evocazione dell’amore mascherato, quasi un sogno di Manon nella sua aria nel secondo atto. Momenti di una regia estremamente sapiente e attenta al dare significato concreto ad ogni frase musicale nell’insieme e invece di una rarefazione dei sentimenti da farne una sorta di quel Tristano italiano di cui aveva parlato Fedele D’Amico.

Jonas Kaufmann e Kristine Opolais

Jonas Kaufmann e Kristine Opolais

Forse il regista ci vuole spiegare troppe cose con i suoi cartelli brechtiani, c’è già tutto nella musica di Puccini e la landa desolata lo è stata in ogni allestimento con la differenza che la totale uscita in quinta di Des Grieux lo costringe a mantenere una carica adrenalinica che pochi cantanti saprebbero mantenere come invece riesce miracolosamente al nostro tenore, sicuramente il più grande interprete di questo ruolo che io abbia mai visto. Ho avuto la fortuna di vedere ravvicinati i due allestimenti, quello di Londra e questo di Monaco con gli stessi due protagonisti e senza volere fare graduatorie dirò che nella loro differenza sono ambedue edizioni di grande rilievo.

La coppia Kaufmann-Opolais, perfetta fisicamente nei ruoli, si avvale della grande maestria del tenore che ha sviscerato con sapienza tutte le sfumature di questo ruolo tanto da farlo intimamente suo e la più giovane Kristina ha dovuto solo seguirlo per esserne, anche se in certi momenti ancora acerba, la partner ideale.

La Manon di Londra è soprattutto la Manon di Antonio Pappano, un direttore sapiente e appassionato la cui arte ci ha raccontato tutto l’intima passione del giovane Puccini in questo suo primo capolavoro, la Manon di Monaco è la Manon di Neuenfels, un regista a suo modo unico che di questo capolavoro ha voluto lasciare una sua incisiva interpretazione.

Source: Hannes Magerstaedt/Getty Images Europe

Adventskonzert con Jonas Kaufmann

Adventskonzert nella chiesa in Nuehauserstrasse in München. Michaelkirche addobbata con un’enorme corona dell’Avvento sopra il grande altare barocco. I bambini del Bayerischekinderchor sembrano finti da quanto stanno fermi.

I rituali saluti e ringraziamenti di rito sono abbastanza concisi, l’assegno importante con la cifra di beneficenza ottenuta mostrato con orgoglio, tutto finalizzato ad una raccolta per l’infanzia come da tradizione. IMG_0878

Poi con precisione teutonica entra l’orchesta con il maestro Zubin Metha, elegantissimo e comincia il concerto con la Londoner Symphonie di Haydn.

Seguono alternandosi l‘Ave Verum di Mozart, cantato dai bambini del coro e un secondo concerto di Mozart con solista di fagotto, ma la mia e non solo mia attenzione è tutta per l’entrata del nostro amatissimo Jonas Kaufmann per il quale, come al solito ci ritroviamo le amiche di sempre. Francesi, tedesche, italiane, olandesi, tutte festosamente unite da questa passione che non è fanatismo, ma direi espressione di amore per il bello e non intendo con questo solo la decisamente notevole prestanza fisica del Nostro.

Source: Hannes Magerstaedt/Getty Images Europe

Source: Hannes Magerstaedt/Getty Images Europe

Si presenta elegantissimo, in grigio col panciotto, addirittura un filo di fazzoletto nel taschino della giacca! Di nuovo magrissimo, festosamente saltellante come un ragazzo felice, si muove con grazia e attacca un meraviglioso assolo: l’Ingemisco dal Requiem di Verdi nel silenzio dell’orchestra che lo segue in pianissimo. La sua voce potente riempie la navata, sicura e intonatissima è sempre incredibilmente più bella. Seguono l’Ave Maria, cantata con il coro dei bambini, ai quali lui dedica calorosissimi applausi alla fine e quel Cantique de Nöel, la cui versione di qualche anno fa è una specie di must per gli auguri di Natale su Youtube.

Ma non basta, prima di un bis, con le mani a megafono sulla bocca ci fa un bel discorsetto con leggerezza, ahimè, il mio tedesco è ancora troppo modesto per capirlo appieno e poi replica l’Ingemisco con ancora più voce spiegata che evidentemente aveva bisogno di riscaldarsi. Per noi orfane del Requiem alla Scala in ottobre una sorta di ricompensa. Deliziosamente addormentati, uno col capo biondo accostato alla testa dell’altro, i suoi due bellissimi bambini accompagnati dal biografo ufficiale Michael Voigt non sembrano essere sedotti da tanta musica sacra, sicuramente però il loro papà era contento che ci fossero.

Programma della stagione 2014-15 della Società Amici della Musica Guido Michelli © Tutti i diritti sono riservati

Un anniversario musicale

Cento anni di concerti per la gloriosa Società Amici della Musica Guido Michelli di Ancona.

Il concerto del centenario, in parte con lo stesso programma del 29 novembre 1914, ha visto una volta tanto riempirsi il teatro Sperimentale di Ancona .

Un teatro che ha avuto in passato molti meriti, quello soprattutto di supplire al vuoto spaventoso della mancata ricostruzione del teatro delle Muse, il glorioso teatro d’opera della città.

Ci sono voluti sessantadue anni per riavere il teatro principale e da quel momento è cominciato il lento declino di questo teatro Sperimentale, adesso anche un po’ abbandonato negli intonaci e nelle luci tristissime.

Ma per fortuna c’è ancora e serve, e molto, perché con la sua dimensione media è il teatro ideale per esempio per la musica cameristica.

Quindi in molti a festeggiare un evento comunque rilevante: come ha detto giustamente il direttore artistico sono state queste benemerite istituzioni a mantenere nella profonda provincia italiana la cultura musicale in un paese che ahimè sta perdendo una rilevante componente della sua storia .

Ho saputo così che ci sono duecento Società di Amici della musica nel nostro paese e se anche al ministero sembrano un po’ troppe bene ha fatto Guido Barbieri a ricordare al mega direttore-galattico ministeriale che è stata questa ossatura a difendere dall’imbarbarimento collettivo la nostra cultura musicale.

Ciò detto, io che amo tutta la musica poi ho delle personali preferenze: prima la lirica (ma solo fatta bene), poi la concertistica e proprio alla fine la musica da camera.

Confesso la mia colpa dovuta sicuramente a bieca ignoranza. Qualche volta non sono abbastanza partecipe, ma il mio stare nella mia non eccessivamente comoda poltrona mi permette comunque da vagare nei miei pensieri, nei ricordi, nella nostalgia benefica di tanto vissuto .

Leggo con cura i programmi, sempre coltissimi, saluto tanti amici e penso con nostalgia a concerti da camera in spazi più belli, a concertisti vestiti da pinguini (amo il frak perché sono una snob) e ringrazio mentalmente i cari volontari organizzatori che mi permettono comunque di stare serenamente ad ascoltare musica dal vivo invece di perdermi nelle mie serate sul canale Classica di Sky.